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Permacultura: equo consumo e cura della terra
Giovedì 01 Giugno 2017
Giovanni Rossato

Non c’è nulla di sconvolgente nel rivelare che la visione della fattoria di Nonna Papera con tutti gli animali felici al pascolo e orti cresciuti a sole e amore sono molto lontani dalla realtà.

L’agricoltura moderna poco si discosta dallo stile di vita odierno preponderante nelle nostre città: frenetico, produttivo, inquinato. La pianta o l’animale deve produrre tanto e in fretta, anche a costo di alterare il naturale processo con elementi chimici delle più disparate provenienze.

Quella connessione tra l’uomo e la terra che ha caratterizzato buona parte della nostra cultura agricolo-alimentare era già stata ripresa a metà degli anni settanta nella remota Australia con il nome di permacultura.

Cos'è la permacultura? Alcune definizioni:

La permacultura è una parola coniata da Bill Mollison e David Holmgren per descrivere un “sistema integrato e in continua evoluzione di piante periannuali a bassa manutenzione e specie animali utili all’uomo” (da Permaculture One, Corgi 1978). Un sistema che ancora adesso scardina quello agricolo contemporaneo, che cerca le sue radici nella conoscenza della terra. Un modello di agricoltura orientato alla conservazione dell'ambiente.

permacultura

Una definizione più interessante di permacultura viene sempre da David Holmgren, che ne amplia il concetto definendolo: “Paesaggi coscienziosamente progettati i quali imitano le relazioni e le intessiture trovate in natura […] la visione della permacultura di un’agricoltura permanente e sostenibile si è evoluta a quella di una cultura permanente e sostenibile”.

Permacultura: un esempio concreto dall'Australia

Cosa s’intende per una cultura permanente e sostenibile? Una risposta interessante a questo quesito si può trovare nella stessa casa di Holmgren: Melliodora. La scelta del nome è già una dichiarazione di intenti dato che Melliodora è il nome di una varietà di albero di Eucalipto specifica della zona dove sorgono quelli chiamati “giardini della permacultura” nel paesino di Hepburn Springs, un paio d’ore a nord di Melbourne.

Lo scopo non è quello di creare un’azienda agricola ma di sviluppare un sistema perfettamente integrato con la storia naturalistica del luogo in cui sorge. Certo questo richiede tempo, il tempo della natura. Un intervento particolarmente interessante, ad esempio, è stato per ridurre sostanziosamente i cespugli di more che avevano infestato il lato del torrente che corre lungo il confine sud della proprietà.

Questa varietà di more non sono native dell’Australia, come tante altre specie, sono state importate dagli inglesi e in questa terra hanno trovato un terreno così fertile fino a diventare di proporzioni tali da essere considerata una erbaccia dagli australiani. Così i cespugli crescono incontrollati e diventano un pericolosissimo carburante per gli incendi che devastano ogni anno l’Australia.

A Melliodora, invece di scegliere un metodo distruttivo come sradicare le piante di more con un decespugliatore, si è optato per un metodo opposto: piantare. Le more crescono fino a dimensioni così grandi e ingestibili in Australia per la grande quantità di sole della quale dispongono, che invece non sarebbero in grado di ricevere in una fitta foresta inglese.

Così decidendo di piantare grossi alberi di acacia, una volta cresciuti, l’ombra creata dalle chiome di questi grossi alberi ha ridotto drasticamente le dimensioni dei cespugli. Al centro della proprietà sorge un grosso albero di pere che, con i suoi duecento anni, è cresciuto oltre i venticinque metri di altezza.

permacultura

Ogni pianta, ogni animale, la casa stessa sono strettamente connesse le une alle altre in un sistema che punta alla completa autosufficienza. L'etica della permacultura dunque si riassume in 3 semplici concetti: cura della terra, cura delle persone ed equo consumo.

Gli esempi che possono descrivere la pratica della permacultura sono ovviamente innumerevoli non solo nel caso di Melliodora (un esempio a noi più vicino è quello dell’austrico Sepp Holzer e del suo Krameterhof nelle montagne vicino a Salisburgo) e il sito internet dello stesso Holmgren è molto esaustivo per chi volesse scoprire di più di questa “cultura permanente e sostenibile”.




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