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Le leggi universali dei cartoni animati degli anni '80
Mercoledì 25 Febbraio 2015
Stefania D'Elia

Scrollarsi di dosso gli anni '80 non è facile, giocattoli. film, pubblicità... tutto ciò che li rigiuarda rimasto nel cuore di chi ha avuto la fortuna di nascere (e crescere) in quegli anni. E' allora che sono nati i principali cartoni animati quelli che ancora oggi si mostrano con orgoglio alle nuove generazioni (altro che Peppa Pig!) Cartoni, anime, e manga che hanno fatto la storia di un'intera generazione.

Le trame dei cartoni animati anni '80 erano rassicuranti. Rilassanti magari no, perché nessuno era al sicuro da un attacco cosmico di sfig ehm sfortuna. Ma già dalla prima puntata identificavi il genere, lo incasellavi nella giusta collocazione e potevi stare certo che, a seconda dei filone di appartenenza poteva succedere che:

1. Un supermega cattivone extraterrestre avrebbe deciso di invadere la terra (per dei motivi non sempre chiari), partendo da una città, paese, agglomerato di case in cui viveva

2. Un supereroe casualmente in possesso di un mega robottone o

3. Una studentessa a cui erano appena appena stati donati dei magici poteri (tu guarda le coincidenze) che la rendevano fortissima, furbissima e agilissima.

4. Dopo una lotta furiosa di una quindicina di minuti, i cattivoni di turno vengono sconfitti. Fino al giorno dopo, quando decidono di riattaccare lo stesso, identico posto.

5. Gli attacchi del cattivone di turno diventano progressivamente più violenti in base alle capacità difensive dell’eroe. Praticamente non ha speranze di vittoria.

6. Tutto questo per un numero variabile di puntate finché alla fine il cattivone viene definitivamente sconfitto.

7. Se fai parte di un cartone animato giapponese e vuoi evitare di farti riconoscere, cambia vestito, o pettinatura, o parla in modo diverso. Nemmeno tua mamma sarà in gradi di riconoscerti. Come i bambini che nascondono la testa sotto uno scatolone e sono sicuri di essere invisibili. Stesso concetto.

8. Se sei genitore in un un cartone animato giapponese, la possibilità di morire entro le prime 3 puntate è stimata intorno al 99,7%.

9. L'unica possibilità di sopravvivenza è garantita dall'abbandono del figlio entro le prime 2 puntate (anche prima se riesci, giusto per non rischiare). In questo modo il cartone potrà essere incentrato sulla ricerca del genitore scomparso.

10. Se sei orfano prega di andare in orfanotrofio,  perché

11. I genitori adottivi sono le peggiori carogne del mondo,

12. Non sperare in un collegio in cui i tuoi genitori hanno investito milioni per la tua istruzione, le direttrici sono come le madri adottive, solo un pochino più represse. Insomma

13. In un cartone giapponese chiunque decida di prendersi cura di un minore senza famiglia è una specie di incrocio tra Annibal Lecter e Crudelia Demon. A meno che non si tratti di Miss Pony, ovviamente.

14. Chiunque (a parte la già citata Miss Pony), dimostri clemenza nei confronti dei minori abbandonati è destinato a morire, a meno che

15. Non celi la sua identità fino all’ultima puntata.

16. Se sei il protagonista di un cartone giapponese e hai la fortuna di andare a scuola (non sei quindi occupato a girare il mondo per scappare o per cercare qualcuno) hai 2 possibilità: o sei un supereroe che in pausa mensa salva il mondo, o sei un campione di una qualsiasi attività sportiva, pallavolo, calcio, basket, golf, scacchi... Non importa cosa, l'importante che tu sia un astro nascente.

17. Le partite dello sport scelto, fosse anche curling, avranno più seguito della notte degli Oscar.

18. I figli, anche molto giovani, avevano una libertà di movimento pressoché totale. Tornavano tardi la notte, passavano intere giornate fuori casa (e con "fuori casa" non intendo che stavano nel giardino a portata di urlo materno, proprio all'esterno), anche dormire fuori non era un problema bastava dire che si "era a casa di..." cosa che i miei avrebbero preteso di parlare con i genitori per assicurarsi delle loro buone intenzioni, e magari dare anche un'occhio alla fedina penale e fare una piccola intervista coadiuvati dalla macchina della verità.






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