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I regali di Natale più ambiti degli anni ‘80
Sabato 27 Dicembre 2014
Stefania D'Elia

In queste giornate di festa qual è il modo migliore per augurare un Buon Natale se non quello dri riportarvi alla vostra infanzia? Chiudete un attimo gli occhi, sentite il profumo di abete che aleggia nell’aria, perché negli anni ’80 l’albero di Natale ecologico non si sapeva neanche cosa fosse. Il Natale andava festeggiato con un abete vero, rigorosamente striminzito con i rami che si piegavano pericolosamente sotto il peso delle palline di vetro soffiato.

Pensate alla sensazione di svegliarsi la mattina e sapere che Babbo Natale esiste. Pensare all’emozione di scoprire i regali che come per magia compaiono sotto l’albero. Pensate alle lasagne della nonna, al purè e al vicino di casa vestito da Babbo Natale.

Pensate a quanto sarebbe bello almeno per un giorno, tornare ad essere quei bambini che eravamo negli anni ’80.

E ora pensate ai regali di Natale. Cosa desiderava una bambina degli anni ’80? Ecco alcuni dei regali più desiderati.

Gira la moda.

Il sogno, anzi il riscatto di milioni di bambine che non sapevano disegnare.Un modo per sentirsi protagoniste della passerella.

Lo ho desiderato tantissimo ma non è mai arrivato. Un vuoto che non è mai stato colmato, se non dall’arrivo dell’altrettanto ambita

Magica maglieria di Barbie.

Insomma capiamoci, non si voleva essere modelle, noi volevamo essere le stiliste e la Magica maglieria ce lo avrebbe permesso. Ho lasciato Topolini posizionati in posti strategici con la pagina aperta sulla pubblicità della magica Maglieria di Barbie per mesi. Finché un Natale finalmente è arrivato.

E allora è iniziata la mia produzione di... tubi. Tubi rossi, tubi gialli, tubi di 2 colori. L’unica variante era che alcuni tubi li chiudevo e altri no. Tra l’altro mio fratello aveva dimostrato doti sartoriali più elevate delle mie cosa che ha smorzato, in breve, il mio entusiasmo.

La Camilla Milla.

Non era “una bambola” era “la Bambola”. Sguardo dolce, occhi grandi, guance paffute e corpo cicciottoso. La adoravo. Con il suo passaporto prometteva un futuro di viaggi e avventure, come si poteva non crederle?

Il Grillo Parlante.

Altro che App su cellulare e Tablet, noi, se eravamo fortunati giocavamo con il Grillo Parlante. Che ti cazziava pure se sbagliavi le parole. Il suo “Ho detto CAVOLO, riprova ancora” mi tormenta ancora. Come il fatto che la J la chiamasse JOTA, e ogni volta mi chiedevo se era una lettera o un velato insulto.

La Barbie Luce di Stelle.

Le Barbie erano tante e tutte bellissime (più di oggi che hanno la faccia un po’ rincognita e sono –se possibile- ancora più anoressiche), ma tra tutte la più bella (almeno per me) era la Barbie luce di Stelle. Con il suo vestito di tulle rosa che brillava al buio, il pizzo che poteva diventare una pashmina o una decorazione kitch per il suo ombrello. Il suo fidanzato, Ken, abbigliato come uno dei Cugini di Campagna con un meraviglioso panciotto di raso rosa con le stelle fluo e i capelli laccati, ha deviato un'intera generazione.

Il dolce forno.

Chi non ha mai voluto il Dolce Forno? Io lo avevo, ci potevi cucinare delle meravigliose pianelle alte 2 centimetri che si cuocevano al calore di una lampadina. Chi lo ha inventato è un genio: lo immagino nel suo salotto che riverse di cartone la sua lampada da tavolo e dice “Guardate? Ho inventato il forno!”

Tra i regali più ambiti stava al primo posto. Salvo poi scoprire, una volta che era stato acquistato, che era utile per cucinare quanto una pila da campeggio.

Non è dato sapere se esiste una correlazione tra il fatto che avevo il Dolce Forno e il fatto che le torte che faccio sembrano tutte frittate.




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