RE-design: la raccolta differenziata diventa arte
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Cos’è RE-design? La raccolta differenziata attraverso l'arte
Martedì 13 Maggio 2014
Annalisa Aloisi

Un gruppo di giovani appassionati d’arte e riciclo qualche anno fa decise di unire le due cose per sensibilizzare i cittadini alla raccolta differenziata nella provincia di Oristano e crearono una splendida mostra di opere d’arte realizzate semplicemente con oggetti e materiali recuperati dalle discariche.

Re-design è un’officina creativa in cui tradizione e innovazione, spirito e materia si incontrano per diffondere la cultura del riciclo e del riuso e sensibilizzando all’importanza della raccolta differenziata con forme di comunicazione creativa.”

L’iniziativa ebbe un tale successo che decisero di proseguire con ancora più entusiamo con nuove sfide. Così è nato Madeinre Project, un’organizzazione culturale no profit che organizza mostre e laboratori per diffondere una filosofia del riciclo e del riuso a partire da ciò che consideriamo definitivamente esaurito e inutilizzabile, per dimostrare che un oggetto che consideriamo spazzatura può diventare un’opera d’arte meravigliosa, con grande valore e un significato tutto nuovo.

Nella loro innovativa quanto spettacolare mostra in Sardegna tutto, dalle opere all’intero allestimento, era fatto con materiali recuperati in discarica. Installazioni musicali con strumenti a fiato creati con marmitte di motorino; lattine intagliate che diventano ali di angeli; uno zoo di animali fatti con rifiuti riportati alla luce dal mare; rifiuti organici e non che diventano oggetti di design; scatti fotografici che cambiano il destino delle cose; resti delle miniere di carbone che diventano memoria viva; robottini ad alta tecnologia interattiva realizzati con vecchi citofoni, espositori di occhiali, scatole di medicinali.

Michela Mantoan, l’organizzatrice dell’evento e fondatrice di Madeinre Project, racconta qualcosa di più.

Com'è nato Re-design? Chi sono i fondatori, gli ideatori, le menti creatrici del vostro progetto?

Re*design è il nome della mostra da me curata al Palazzo Arcais di Oristano e patrocinata dalla provincia di Oristano da cui è nata l’Organizzazione culturale no profit Madeinre Project, da me presieduta.

I soci fondatori&ideatori siamo io, Luigi Chiesa e Egle Picozzi.

Qual è la vostra filosofia?

Ri-pensare, Ri-creare, Ri-usare ciò che è già stato pensato, creato e usato. Re-design è una officina creativa volta a far incontrare tradizione e innovazione, spirito e materia; una fabbrica di incanti che desidera dialogare con il reale, affinchè il sogno diventi realtà. Non solo trasformazione della materia prima, non solo il ri-uso di oggetti e materiali; innanzitutto uno spostamento di contesto ed uno spaesamento del senso unico delle cose portato in scena da eventi che suggeriscono un nuovo approccio al mondo attraverso la creazione artistica.

Quali sono le attività che proponete? Oltre alle mostre proponete anche laboratori?

Soprattutto laboratori didattici per le scuole elementari e mostre con performance dal vivo per mostrare il processo artistico e usare tutti i media visivi e sonori. Una stimolazione di tutti i sensi perché i bambini, come ci ha insegnato l’esperienza di Oristano, sono estremamente sensibili alle tematiche ecologiche e possono trascinare anche gli adulti verso un consumo più consapevole

Raccontaci qualcosa degli artisti che hanno collaborato e collaborano con voi.

Tra gli artisti che hanno esposto ad Oristano ci sono Paola Porcu, Mariano Corda, Gino Chiesa, Alessandra Raggio, Alberto Spada, Egle Picozzi, Dino Sechi, Giusi Calia, Giordano Giampaolo, Marco Pili, Alisea, Pietro Viero, Francesco Serra. Ma lasciamo la parola a loro e a quello che hanno scritto delle loro opere esposte. Le loro parole riassumono il nostro pensiero.

Alessandra Raggio: Sono sempre stata nemica dichiarata dell’usa e getta, soprattutto del “getta”.  Amo conservare e trasformare le cose perchè penso che gli oggetti abbiano sempre qualche storia da raccontare. Mi appassiona salvare quelle creature dalla sicura morte in discarica, soprattutto quando immagino di quante vicende quegli oggetti sono stati testimoni e quante storie di vita, drammi, felicità me sconosciuti avevano assistito.

Egle Picozzi: Le cose, simili agli stati d’animo, mutano e si trasformano. Il ciclo della vita che non si ferma mai. La sensibilità di trovare nell’oggetto un senso nuovo. Tutto nasce, cresce, si consuma, tutto nella natura muore, tutto rientra nel ciclo della vita.

Giordano Giampaolo: Quale maggiore sfida chimico fisica potevo trovare nell’operare su di una superficie pluricomposta come uno sportello di frigorifero! I suoi materiali mi permettono di mettere in gioco al tempo stesso tutte le competenze artistiche ... disegno, pittura, scultura.

La materia plastica, il metallo, il poliuretano espanso che si trova all’interno di questi oggetti casalinghi, così come le loro svariate forme e superfici cromatiche, mi concedono libero sfogo, mi consentono di esprimere tutte le possibilità di abbinamento e contrasto pittorico. Mi donano la libertà.

Quali sono i progetti per il futuro?

Continuare nonostante la brutta abitudine in Italia di relegare l'arte&il lavoro&la comunicazione&la crescita attraverso l'arte a cosa da poco conto.




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