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Violenza sulle donne. Una giornata per dire "basta!"
Martedì 25 Novembre 2014
Stefania D'Elia

Oggi, 25 novembre è la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulla donna. Una cosa grave, gravissima che verrebbe sminuita dalle cifre (perché ogni donna che subisce violenza è una vittima, non un numero da aggiungere ad una statistica) ma forse un numero in questo caso aiuta. Aiuta a capire che non è un fenomeno da sottovalutare.

Nel 2013 le donne uccise sono state 179 (una ogni 2 giorni)

122 i delitti in ambito familiare

81 di questi compiuti da partner o ex partner

1 donna su 3 è morta per percosse, strangolamento o soffocamento

In Italia i delitti “passionali” dal 2000 al 2013 sono stati 504. Passionali. Come se ci fosse qualcosa di passionale nell’uccidere qualcuno. Passionali erano i balli di Banderas prima che si ritirasse a vivere con Rosita. Passionale è lo sguardo di due persone che si amano. “passionale” è una cosa bella.

Ero alle superiori ma la ricordo ancora molto bene, la sentenza secondo cui, se una ragazza ha i jeans, non si tratta di violenza. No, perché i jeans non si tolgono da soli, soprattutto se sono stretti.

Ricordo di aver pensato che fosse una gran cavolata, perché se uno ha in mano un coltello può convincermi a fare un sacco di cose, un pensiero semplice che può uscire dalla testa di un’adolescente. Oggi sono passati molti anni da quella sentenza e da quei pensieri. Sono riuscita ad articolarli meglio ma nella sostanza non sono cambiati.

Oggi so che un coltello non è l’unica arma di cui disponga un uomo, ne esistono di peggiori, la voce per esempio. La violenza psicologica che può perpetrare un uomo nei confronti di una donna che conosce da tempo. Perché la forma peggiore e più diffusa di violenza è la violenza domestica. Vivi con un uomo, pensi di conoscerlo, sei sicura sia il tuo per sempre, lo ami come mai nessuno prima. Lui ti fa sentire una persona speciale. Magari ti porta anche la colazione a letto, cose mai viste. Poi un giorno ti urla contro e ti fa sentire piccola, ti da uno schiaffo perché la cena non è pronta e pensi che sia un po’ colpa tua. Pensi che non succederà più. Pensi che se accade un’altra volta te ne andrai via.

Sono mille le scuse che possono giustificare un atto di violenza domestica: una mancanza, un ritardo, magari un sorriso rivolto alla persona sbagliata che scatena la gelosia. Ma sono scuse, solo quello. Non esiste un motivo vero per cui una persona può mancare di rispetto ad un’altra persona.

Perché se rispetti una persona non le fai del male. Se rispetti una persona accetti i suoi difetti, accetti i suoi errori. Accetti ciò che la rende unico. Se rispetti una persona accetti un suo “no” anche se fa male.




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