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Bioplastica: la soluzione per un futuro più green è qui
Giovedì 05 Settembre 2019

Dalle vaschette dei gelati ai materiali per l'edilizia: la bioplastica è una realtà che avanza e che potrebbe mettere la parola fine alla nostra dipendenza dalla plastica tradizionale, nota per essere uno degli elementi causa dell'inquinamento in tutto il mondo. La bioplastica deriva da materie prime rinnovabili, può essere biodegradabile ed è anche riciclabile. Costa di più, però il risparmio in termini ecologici è notevole. Scopriamo insieme le novità in questo settore e quale azienda italiana si sta muovendo per cambiare realmente le cose ed aiutare la natura.

bioplastica-2019

Vaschette biodegradabili e Bio Bottle

Le vaschette del gelato le conosciamo tutti, sono leggere, resistenti e soprattutto costano poco, circa 30 centesimi l'una. È il classico polistirolo: solo in Italia se ne producono ogni anno 70 milioni di pezzi. Sarebbero perfette, se non fosse che una volta svuotate diventano un rifiuto difficile da smaltire. In generale andrebbero lavate e poi gettate con la plastica. Ma troppo spesso finiscono nell’indifferenziato o, peggio, disperse nell’ambiente.    

La risposta al problema arriva dalle bioplastiche, una grande famiglia di materiali composti da polimeri di origine vegetale. Una delle aziende italiane più attive in questo campo è la Green Evolution di Bolzano che, utilizzando un brevetto olandese, ha sviluppato una gamma di prodotti biodegradabili che consentono di abbattere l’impatto ambientale. L’idea era quella di trovare un materiale che potesse sostituire il polistirolo che, oltre a essere molto inquinante, una volta disperso nell’ambiente risulta difficile da recuperare. Così si è arrivati all’acido polilattico: un prodotto di origine vegetale, derivato dai residui di lavorazione della canna da zucchero, che è la base di tanti polimeri moderni.  

Anche l'azienda Sant'Anna sta facendo grandi passi avanti in questo settore con la sua Bio Bottle, una bottiglietta per l'acqua in plastica totalmente biologica e biodegradabile al 100% nel giro di 80 giorni. È composta di acido poliattico, un biopolimero ottenuto dalla fermentazione di zuccheri derivati dalle piante, capace di custodire e preservare le caratteristiche organolettiche dell'acqua dalla sorgente al consume.

Inoltre, la Bio Bottle consente: un risparmio di oltre il 50% di energie non rinnovabili; l’abbattimento del 60% di emissione di CO2; e l’abbattimento nel processo produttivo di stabilimento del 60% di energia nella fase di produzione delle preforme delle bottiglie (fase di essiccazione del granulo), ?no al 30% in fase di fusione e del 70% nel ciclo di raffreddamento delle preforme.



Dall'acido polilattico una soluzione salva ambiente

stop-plasticCon questo composto non si producono solo vaschette o bottiglie biodegradabili, ma anche materiali per l’edilizia, isolanti termoacustici, imballaggi, oggetti per ambito igienico-sanitario. Il vantaggio di questi prodotti è che possono essere smaltiti nella raccolta dell’organico. Ma anche se venissero dispersi nell’ambiente, il danno sarebbe decisamente modesto perché si scioglierebbero in circa 3 mesi.

Non manca qualche criticità, prima fra tutte il prezzo. Un oggetto in bioplastica costa mediamente il doppio dell’omologo tradizionale, nel caso del gelato, per esempio, si arriva a 60-70 centesimi. Purtroppo la legge non aiuta, perché in Europa mancano le norme e non sono previste agevolazioni per chi utilizza questi materiali. Un riconoscimento, però, sarebbe davvero necessario: non bisogna dimenticare che queste pratiche abbattono notevolmente i costi di smaltimento dei rifiuti.    

Per ora il fenomeno ha una dimensione contenuta (la produzione mondiale annua è di circa 700mila tonnellate a fronte delle centinaia di milioni di quella della plastica tradizionale), ma il trend è in crescita grazie anche alle novità che offre il mercato. Ci sono prototipi di caschi per biciclette costruiti sfruttando le proprietà della bioplastica che, essendo di origine vegetale e non petrolifera, è isolante anche in termini di calore. Oppure, imballaggi per la conservazione degli alimenti che si annunciano rivoluzionari

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