Vendere: una questione di fiducia
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Ti vendo? Perché senza fiducia non c'è storia
Lunedì 27 Ottobre 2014
Stefania D'Elia

Guardo e riguardo quella vecchia telecamera, lo so che non serve a nulla eppure non posso fare a meno di pensare “e se?” e poi è un regalo. E un regalo è sacro. Punto. Fine della storia.

Mio marito mi gira intorno con aria minacciosa “non puoi tenere sempre tutto!!” Faccio finta di non sentirlo, guardo per aria, trattengo le lacrime...  non posso che dargli ragione, ma come è difficile!

Non lo capisce mica che rinunciando a qualcosa di mio in un certo modo cedo una parte del mio essere. Parliamo dei libri ad esempio: Ne ho una tonnellata stipati negli armadietti, nascosti dietro ai ripiani, rinchiusi in scatole e mobiletti eppure sono miei! Tra le loro pagine annuso ricordi di emozioni passate, e anche le piccole macchie di tea o caffè fanno

Prendo il mio coraggio e lo rinchiudo nel borsone insieme ai miei libri e alla telecamera che non ho mai usato ma a cui sono affezionata perché è un regalo e porto tutto a vendere in un negozio d’usato.

Cerco di spiegare alla titolare come leggere i messaggi nascosti nelle macchie. E' come leggere i fondi del caffè, solo che qui si vede il passato e non il futuro.  “qui, vedi? Questa macchia di tea c’è perché quando ho letto questo libro ero raffreddata sul divano” “questo invece è sbiadito dal sole perché lo ho letto in spiaggia” “Qua invece ci sono delle lacrime perché questo libro ha custodito la mia tristezza dopo aver perso il nostro cucciolo di casa...”

Cerco di carpire nel suo sguardo un pensiero, un tentennamento “se non capisce riporto tutto a casa” penso. E invece lei capisce. Capisce che ogni piccolo oggetto è un ricordo speciale una cosa unica e solo mia. Capisce che sto cedendo una parte di me. Sorride e annuisce, mi sento a casa. So che qui le mie cose staranno bene. Mi chiede della telecamera e allora io inizio a raccontarle che è un regalo di Natale che però noi non usiamo... Mi guarda sconcertata, mi interrompo e quasi scusandosi mi dice “Veramente volevo sapere del libretto di istruzioni”.

Resisto alla tentazione di chiedere se posso sedermi in un angolino a controllare la vendita, mi fido e tanto basta. Essere #gentedimercatopoli è anche questo: far parte di una grande famiglia dove i vari rami dell’albero genealogico con sono dati dalla discendenza ma dall’amore degli oggetti che vengono venduti e comprati. Ma prima di tornare a casa un libro finisce nella mia borsa: non voglio leggere le parole, voglio leggere la sua storia.

Perché quando si vende qualcosa, la trasparenza e la fiducia sono cose importanti.

 




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