Le dieci cose da non dire ad un laureato disoccupato/precario
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10 cose da non dire ad un laureato disoccupato/precario
Sabato 24 Maggio 2014
Francesca Tantalo

Trovare lavoro è sempre più difficile, anche, ma talvolta soprattutto se sei laureato. Il precariato è una situazione penosa, ma viene peggiorata dalle frasi di circostanza di parenti, amici e perfetti sconosciuti.

Ecco le 10 cose da non dire mai a ul laureato precario o disoccupato.

1) Non sei riuscito a trovare un lavoro migliore? Se un laureato svolge un lavoro precario, probabilmente è stata una scelta sofferta. E’ probabile che il lavoro che sta svolgendo sia propedeutico per ciò che vuole fare, che sia precario ma che a lui piaccia molto, che gli faccia curriculum o che sia l’unico lavoro in cui l’abbiano assunto. In ogni caso, dietro una situazione simile si cela un dolore non indifferente. Non peggiorate le cose.

2) Ma tu puoi aspirare a molto di più. Grazie. Questo lo sa anche lui. Nessuno sogna fin da piccolo di fare il disoccupato o il precario

3) Come mai non sei andato a fare l’insegnante? La laurea non presuppone necessariamente che uno voglia fare l’insegnante. L’insegnamento è un mestiere complesso e molto faticoso, bisogna esserci portati e non è un percorso facile. Di solito se uno vuole fare l’insegnante, fa l’insegnante.

4) Hai provato a fare concorsi? Sì. Credo che qualunque laureato abbia mandato come minimo un centinaio di richieste di partecipazione a concorsi di vario tipo e che non aspetti che arrivi qualcuno e glielo chieda, per farlo.

5) Forse non ti assumono perché ti aspetti uno stipendio troppo alto. Cosa?

6) Probabilmente non ti assumono perché nel curriculum hai scritto che sei laureato. Prova a non scriverlo. Ah già. Che sbadato!

7) Perché non vai all’estero? Molti laureati, stufi di non trovare lavoro nel proprio paese, hanno provato a cercarlo negli altri paesi della comunità europea e spesso lo hanno trovato. A volte anche inerenti al proprio corso di studi. Pare incredibile ma è così. Però non è una scelta facile. Si tratta di abbandonare tutto: famiglia, amici, luoghi a cui si è legati. Si tratta di vivere in un altro paese, magari lontano molti chilometri, da soli, parlando ogni giorno una lingua differente dalla propria, vivendo in condizioni (all’inizio) precarie, ci vuole un bello spirito d’avventura e non tutti se la sentono.

Ma poi perché? Perché qualcuno dovrebbe essere contento di mettere al servizio di un altro paese tutto il suo sapere e la sua capacità di lavorare? Molti ritengono di poterla ancora cambiare, questa nostra Italia.

8) Non trovi lavoro? È perché non ti sai accontentare. Non è vero. Spesso incontriamo laureati che fanno i lavori più incredibili. Una volta in un’enoteca ho conosciuto un laureato in filosofia, uno in scienze forestali ed uno in architettura. Una persona che si è laureata, fino alla laurea ha fatto una cosa sola: ha imparato. Se c’è una cosa che sa fare è imparare, adattarsi, apprendere.

9) Cosa ti aspettavi? Che ci fosse il lavoro su misura per te? Sì, perché? C’è il corso di laurea, perché non il lavoro?

10) Oggi tutti vogliono fare i laureati. Bè dipende. Frequentare l’università è dispendioso, in termini di soldi e di impegno. Studiare significa sacrificarsi, se poi si studia con impegno ci si laurea con gioia e non solo per potersi stampare il biglietto da visita con su scritto “dottore”. Non lavorare per ciò per cui si è studiato è un piccolo fallimento. E non solo personale, anche di questo paese.




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