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La storia dell'usato: una rivoluzione in corso
Giovedì 14 Luglio 2016
Annalisa Aloisi

Il mercatino delle pulci, il rigattiere, il mercatino dell’usato esistono da sempre…o quasi. Quello che cambia è l’impostazione del mercato e il pubblico. Pare poco, ma fa la rivoluzione nella storia dell’usato. L’usato è sempre stato un fenomeno periferico.

I mercatini erano frequentati dalle classi meno abbienti, erano sporchi, bui e disorganizzati. Si vendeva di tutto, perfino dentiere usate (giuro! Nell'immagine qui a fianco!). L’impostazione era chiara e limpida: hai qualcosa che non ti serve più? non buttarla vendila, qualunque cosa sia, in qualunque condizione sia. Un disperato che l’acquista lo trovi di certo.

Nulla di più triste. Eppure è entrato così nelle nostre menti il mondo dell’usato, come il luogo dei disperati. Ancora oggi quando una mia cara zia mi passa vestiti usati di una sua amica (grandi firme della moda e capi inutilizzati!) mi dice sempre: “Tanto so che non ti offendi!”. E perché dovrei? Mi hai appena regalato un Moncler da 400€!

Allora cos’è cambiato negli ultimi anni della storia dell'usato?

Il mercato dell’usato è diventato sempre più centrale nelle voci di consumo degli italiani. Più della metà degli italiani dichiara di essersi rivolto al mondo del riuso per l’acquisto di beni durevoli, per sé o per la casa. È solo crisi economica o evoluzione di un sistema? Ok, la crisi c’entra, non si può negare, ma è stata solo una spinta.

Di fronte ad una richiesta sempre più pressante e ad un interesse del consumatore, pura legge di mercato di domanda e offerta, il mondo dell’usato ha dato una forte risposta creando negozi dell’usato sempre più simili ai normali negozi di articoli nuovi.

Dal 2004 al 2009 il numero di negozi dell’usato è aumentato del 35,1% e nel 2010 di un ulteriore 3.7%. Ad oggi, dopo una lieve contrazione del mercato, assistiamo ad una nuova rinascita, su nuove basi. I mercatini dell’usato hanno cambiato la loro impostazione, sono diventati posti accoglienti, stanno superando la sanzione sociale con cui da sempre combattono grazie ad una nuova filosofia di consumo.

"L’usato, il vintage non sono più il regno dell’antiquato e dell’obsoleto, l’accelerazione della moda e della tecnologia ci mette in una posizione per cui sempre più spesso quella cianfrusaglia sembra giungerci da un altro mondo." (Gianluca Greco)

E poi arrivò il conto vendita...

conto vendita usato

Grazie al conto vendita i beni non sono più appagamento di un bisogno, più o meno creato artificiosamente dalla pubblicità. Con il conto vendita gli oggetti recuperano il loro valore economico, anche quando non sono più utili per il primo consumatore e diventano, anche gli oggetti più costosi, prima d’elitè, oggetti alla portata di tutti, o di molti.

Le classi sociali si mescolano, sia negli acquisti, che nella frequentazione di negozi che trasformano la shopping experience in una trade experience, come dice Gianluca Greco, un’esperienza di scambio e economia circolare.

Tutto questo portò a pensare qualche anno fa alla necessità per i negozi di trasformarsi, di diventare luogo di questa esperienza, un luogo piacevole da frequentare e dove gli oggetti fossero di altà qualità e sempre simili al nuovo.

usato e negozi dell'usato

"Il mercato dell'usato organizzato in contovendita, è un sistema ormai diffuso, radicato e in grande crescita. Il particolare sistema ingloba un altro importante fattore, quello ludico. Al mercatino dell'usato ci si rilassa e ci si diverte.

Migliaia di persone portano cose in vendita, quasi fosse un gioco, incassando soldi veri e acquistando, se lo desiderano, altri oggetti utili. Portare a vendere ciò che non si usa più è divertente e soprattutto ecologico. Il riuso delle cose è una forma di prevenzione, rispetto allo smaltimento di cose che, con questo sistema, possono tranquillamente essere riutilizzate senza alcuna trasformazione. Il riciclo, al contrario del riuso, prevede un copioso dispendio di energia.(…)

In questo senso l'ecologia è un passaggio chiave: la conversione green rappresenta una grande operazione culturale. Il riuso di un oggetto va oltre il semplice desiderio di possesso, non si esaurisce solo nel risparmio economico ed energetico. Può dare sollievo e gioia, placare eventuali sensi di colpa, restituire emozioni e ricordi che arricchiscono l'esistenza di una persona." (Alessandro Giuliani)

La storia dell’usato non si ferma qui. Non sappiamo ancora quante e quali strade prenderà nel futuro. Si orienterà sempre di più all’online? O il negozio resterà un punto fermo? Oppure si svilupperà un mix tra i due? Quello che è certo è che il riuso è il futuro. Lo è per scelta, lo è per necessità. È un’occasione e un nuovo inizio.