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Gianluca Gimini:designer e ecoartista tutto da scoprire
Lunedì 04 Aprile 2016
Annalisa Aloisi

Gianluca Gimini ecoartistaE poi ti capita un eco-artista così, di quelli che credi di fargli un’intervista e invece è lui che ti prende per mano e ti accompagna nel suo mondo. E quindi io che posso mai dire? Ecco Gianluca Gimini!

Gianluca Gimini, chi è, cosa fa nella vita?

Gianluca Gimini sono io medesimo e nella vita faccio una serie di cose che ora elencherò in ordine casuale sperando di non annoiare subito tutti quanti: insegno progettazione all’università di Ferrara (corso di laurea in design del prodotto), scrivo articoli su riviste di settore, svolgo attività di consulenza per diversi studi professionali come esperto in comunicazione del progetto e seguo anche progetti miei, sia per clienti che di pura ricerca, i quali spaziano dal prodotto alla comunicazione con tutte le possibili intersezioni tra questi che una volta erano considerati due ambiti professionali ben distinti. Oggi direi molto meno.

Esattamente cosa fa un designer e perché dici che “il design è ovunque”?

Ci sono molte ottime definizioni di “design”, quindi devono per forza esserci altrettante definizioni calzanti per la parola “designer”. Volendo fare l’affermazione più universale possibile direi: un professionista che si guadagna da vivere vendendo i suoi progetti a soggetti terzi che poi li realizzeranno in maniera seriale.

Ogni oggetto prodotto in serie che possiamo vedere alzando gli occhi dal computer o dal cellulare tramite cui stiamo leggendo è stato realizzato secondo il progetto di una persona o di un gruppo di persone: dei designer naturalmente. Qualcuno, magari molti anni fa, è stato pagato per disegnare ciascuna delle cose che vedo ora intorno a me, dal temperamatite al sistema d’aggancio dei quadri alle pareti.

La maggior parte delle soluzioni in uso sono anche coperte da brevetti di cui tendiamo a ignorare l’esistenza. Questa è una cosa che mi piace fare presente agli studenti del primo anno che arrivano all’università con un’idea distorta di ciò che è il design. In Italia, per cultura, tendiamo infatti a identificare il design con il disegno d’arredo, come se il compito dei designer sia solo quello di progettare belle lampade, sedie costose e complementi d’arredo dall’alto valore estetico.

riciclo creativo

Ecoartista sia per hobby che per lavoro quindi. Ci spieghi un po’ la tua filosofia?

Artista” è un concetto veramente impegnativo e anche se non so di preciso cosa sia un ecoartista, la seconda parte della parola mi fa sospettare che io non lo sia. Sei gentile ma temo di non ricadere in questa definizione. I miei progetti personali non sono svolti a fine di lucro ma faccio fatica a considerarli come qualcosa di separato dalla mia attività lavorativa. Sono progetti di ricerca, quasi sempre con un valore comunicativo. A volte mi permettono di ottenere qualche pubblicazione e a volte addirittura trovano un cliente o uno sponsor nonostante siano lavori che nessuno mi ha commissionato.

Filosofia” è un altro parolone. E’ difficile per me fornire una versione codificata del mio approccio alla progettazione. Potrei risponderti con moltissime parole e forse non arrivare mai al sodo. Ti posso dire che ho avuto due grandi maestri. Uno è un funzionalista ed è iper-razionale, l’altro è un designer-artista e un grande esteta. Mi sento di oscillare continuamente tra queste due polarità. Naturalmente l’ambizione più grande sarebbe quella di ricevere per ciascun progetto l’approvazione di entrambi i miei maestri.

riciclo creativo Mercatopoli

Come, quando e perché ti rivolgi ai mercatini dell’usato per le tue creazioni/progetti?

Ci vado spessissimo, veramente troppo. Cominciai al secondo anno di università per lucrare meschinamente su oggetti che poi rivendevo online. All’epoca, parlo di quasi quindici anni fa, c’era margine per farlo. Forse molti non avevano capito quante cose straordinarie si possano trovare nei mercatini dell’usato e pensavano fosse più furbo cercare su internet.

Oggi, questo segreto di Pulcinella è noto a tutti. I siti di aste online sono diventati un deserto e i mercatini sono sempre più affollati. Questo significa anche che c’è molto più ricambio di merce e se una volta per me poteva valere la pena tornare mensilmente a far visita a un mercato dell’usato, adesso posso entrare nello stesso mercatino a sette giorni di distanza e trovare un riassortimento straordinario di nuovi articoli.

Per me è come andare al museo, ma non a vedere la collezione permanente, a vedere una mostra temporanea e irripetibile. Al mercatino si trovano tantissimi oggetti che non sono più in produzione e che è possibile vedere solo in quel momento perché poi andranno venduti. Non importa se sono belli, brutti, preziosi o di nessun valore: sono quasi tutti rarissimi. Per un certo periodo li ho addirittura fotografati e raccolti in un mio progetto di tipo documentale, non potendo comperare tutto ciò che mi sembrava meritevole di essere ricordato.

Per quanto riguarda i miei acquisti direi che sono quasi tutti acquisti di impulso. Mossi dalla consapevolezza che questi oggetti sono così rari. Taluni oggetti li acquisto al solo scopo di conservarli (o regalarli) così come sono, altri invece per reimpiegarli come semilavorato all’interno di qualche mio progetto.

Instagamb ad esempio è un gadget per cellulari che ho ideato nel 2013 e che ho inizialmente prodotto in piccolissima serie proprio grazie a Mercatopoli. Siccome è un oggetto che non ho più il tempo di produrre e confezionare mi sembra carino fornirne la ricetta nel caso qualcuno voglia farsene uno da solo.

instagamb riciclo creativo

Occorreranno:

Per capire come il tutto vada combinato e poi utilizzato basta seguire questo link. (Spero che almeno qualcuno abbia letto la ricetta con la voce di Giovanni Muciaccia.)

Progetti per il futuro? Anche con Mercatopoli?

Per il futuro ho molte idee e molti buoni propositi, primo tra tutti quello di riuscire a collaborare in modo ufficiale con Mercatopoli, visto che, anche se fino a pochi giorni fa non lo sapevate, noi collaboriamo già da molti anni!