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L'età della plastica: storia ed ecosostenibilità
Lunedì 16 Febbraio 2015
Annalisa Aloisi

La plastica è un materiale davvero straordinario. È relativamente poco costoso e facile da produrre, resistente, duttile, impermeabile, isolante. Ha molte caratteristiche che la rendono il materiale più utilizzato per la produzione di beni di uso quotidiano e non.

Ma ha i suoi pro e i suoi contro, visto che è resistente non solo all’uso, ma anche allo smaltimento. Per fortuna è riciclabile e riutilizzabile molte volte, ma… Iniziamo scoprendo la storia di questo straordinario onnipresente materiale 

STORIA DELLA PLASTICA

La storia della plastica inizia nel XIX secolo con la scoperta e i primi utilizzi della celluloide. Dapprima conosciuta come Xylonite, scoperta e brevettata da A. Parkes, usata per manici, scatole e manufatti flessibili, fu solo nel 1870 che la formula della celluloide fu brevettata dai fratelli Hyatt.

L’obiettivo era quello di sostituire l’avorio anche se, inaspettatamente, fu tra i dentisti che ebbe il maggior successo. Ma era un materiale troppo infiammabile per sopportare una lavorazione industriale, così solo nel Novecento l’acetato di cellulosa, sufficientemente ignifugo, fu utilizzato per rafforzare e impermeabilizzare le fusoliere e le ali degli aerei e produrre le prime pellicole cinematografiche.

Nel 1910 Leo Baekeland ottiene da fenolo e formaldeide una resina termoindurente, la bakelite. Per molti anni la bakelite rimarrà il materiale più utilizzato e diffuso. Il tanto discusso PVC (polivinilcloruro) fu scoperto nel 1912, ma venne utilizzato solo dopo molti anni a livello industriale. Il Cellophane, un materiale a base cellulosica in fogli sottilissimi e flessibili di cui non potremmo più fare a meno, re degli imballaggi anche oggi, vide la luce nel 1913.

Negli anni ’30 il petrolio divenne la materia prima della plastica, migliorando la lavorazione, facilitandola e permettendo non solo di migliorare lo stampaggio ma anche di iniziare una produzione industriale di massa. Nel 1935 Wallace Carother sintetizza il nylon, un materiale che sarà fondamentale sia per attrezzature militari che nell’ambito tessile, dando l’avvio alla produzione delle fibre sintetiche.

È del 1941 il brevetto per il polietilene tereftalato (PET), dapprima usato per la produzione delle fibre del pile e successivamente come fondamento del mondo dell’imballaggio. Negli anni ’60 la plastica diventa un insostituibile presenza nel quotidiano di ognuno, entrando anche nel campo della moda e del design. Praticità, colore, nuove abitudini, strumenti prima solo appannaggio di classi più o meno benestanti, è la plastica che permette di creare uno 'stile di vita moderno'.

Ai giorni nostri la plastica ha fatto ulteriori, impensabili salti di qualità, soprattutto con l’avvento dei tecnopolimeri, utilizzati in laboratori chimici, industria automobilistica, elettrodomestici e persino i caschi spaziali degli astronauti. Sono materiale più resistenti di ceramica e alcuni metalli e hanno un’applicazione in ogni campo dell’industria.

Possiamo immaginare quindi un mondo senza plastica? A quante cose dovremmo rinunciare se la plastica sparisse dalla faccia della Terra? Forse non riusciremo mai a immaginare le conseguenze. Quante scoperte scientifiche, vitali anche, sono state fatte anche grazie alle strumentazioni che senza plastica non sarebbero mai state costruite?

LIBRI E DOCUMENTARI

Sia chiaro, non sono una fan della plastica. Ma mi rendo conto che ci sono cose a cui non saprei rinunciare. A volte oziosamente provo a pensare agli oggetti che uso tutti i giorni e tolgo la plastica, cerco soluzioni alternative, ma che succede nse togliamo la plastica dal frigorifero?

Va cercata però una soluzione all’enorme massa di rifiuti che stiamo creando. Un libro molto interessante, ‘L’oceano di Plastica’ di Charles Moore, è il racconto di un capitano di marina che nel 1997 trovò un’enorme massa di rifiuti plastici in pieno Oceano Pacifico. Questa è la storia della sua lotta per denunciare l’esistenza della discarica a cielo aperto più grande e pericolosa del mondo, la Great Pacific Garbage Patch, grande quanto il Canada, che sta uccidendo e soffocando migliaia di specie di pesci, uccelli, microorganismi.

“Plastic Planet” invece è un documentario austriaco, diretto da Werner Boote. Un film di denuncia di industria e politica che, più o meno coscientemente, sottovalutano i rischi per la salute dovuti ad una sostanza presente nei contenitori di plastica per cibi e bevande, il bisfenolo A.

«Durante la lavorazione del film io e la mia troupe abbiamo deciso di farci fare le analisi del sangue: avevamo tutti quantità impressionanti di sostanze chimiche provenienti dalla plastica» racconta Boote «La buona notizia, però, è che, dopo aver evitato per un anno e mezzo bottiglie e stoviglie di plastica, ho rifatto le analisi e il bisfenolo era molto diminuito. Da allora cerco di usare ogni volta che posso il vetro: tra l'altro, bevande e cibo sono anche più buoni».

Ma non è l’unico pericolo in agguato. Lo sapevate che la plastica scade? Da recenti studi, che però non sono molto pubblicizzati evidentemente, ma che sono stati evideniati da Boote, è emerso che il policarbonato, molto usato nell’industria alimentare perché leggero e trasparente, si deteriora essendo materiale organico. Quando presenta graffi o crepe o diventa opaco va buttato immediatamente (nell’apposito bidone per il riciclo) in quanto diventa estremamente nocivo.

Riutilizzare bottiglie di plastica, piatti o bicchieri per non sprecare non è una buona idea come pensavamo. Molto meglio passare al vetro o alla ceramica. E, sorpresa, evitate di utilizzare la plastica nel microonde, in lavastoviglie o a contatto con liquidi bollenti.

COME LIMITARE L’USO DELLA PLASTICA OGNI GIORNO?

1. Acquistare oggetti in materiali riutilizzabili e ecosostenibili. Nel nostro quotidiano possiamo fare molto. Ci sono cose a cui non potremo mai rinunciare e che sono fatte di plastica. Dal frigorifero, ai componenti di tutti i nostri elettrodomestici, dalle parti di abiti, borse e scarpe alla maggior parte degli oggetti che abbiamo in casa, dall’auto alla bicicletta. Però quando ne abbiamo la possibilità scegliamo materiali alternativi. Vetro, plastica riciclata, materiali naturali, abiti senza componenti in plastica, taglieri in legno, che altro vi viene in mente?.

2. Riutilizzare, ma non per il cibo e le bevande. Possiamo riciclare gli oggetti in plastica che non servono più al loro scopo in molti modi, come abbiamo visto non per cibi e bevande. Ma la scatola in plastica del gelato può diventare una comoda scatola per il cucito, la bottiglia che ci è capitato di acquistare (proprio in una situazione di emergenza) può aiutarci a mantenere la terra delle nostre piante ben umida in nostra assenza. La plastica si presta a fantastiche idee di riciclo creativo per creare di tutto, da bijoux a decorazioni per la casa.

3. Riciclo. Ciò che non possiamo riutilizzare e che dobbiamo per forza buttare differenziamolo sempre. Il 50% dei rifiuti urbani è composto da imballaggi. PET, PVC e PE sono i più facili da riciclare e permettono di produrre la cosiddetta materia prima secondaria, una plastica con caratteristiche molto simili al prodotto iniziale. Cosa si può produrre con la plastica riciclata?

Con il PET riciclato: nuovi contenitori non alimentari con l'eccezione di contenitori per acque minerali e bevande analcoliche, fibre per imbottiture, maglioni, "pile", moquette, interni per auto, lastre per imballaggi vari. Per acque minerali e bevande analcoliche il riciclo del PET avviene con le modalità stabilite dal Dm 113/2010 che consente l’impiego di polietilentereftalato (Pet) riciclato nella produzione di bottiglie per uso alimentare (con un contenuto massimo del 50 % sul totale), in deroga all'articolo 13 del Dm 21 marzo 1973.;

con il PVC riciclato: tubi, scarichi per l’acqua piovana, raccordi, passacavi, prodotti per il settore edile;

con il PE riciclato: contenitori per detergenti, tappi, film per i sacchi della spazzatura, pellicole per imballaggi, casalinghi. 

Nel caso di trattamento di diversi tipi di plastica insieme, si ottiene plastica riciclata eterogenea, impiegata ad esempio per produzione di panchine, parchi giochi, recinzioni, arredi per la città, cartellonistica stradale.

4. Acquistare usato. La plastica è molto resistente al passare del tempo, per questo molti oggetti in plastica possono essere utilizzati per molto tempo. Possiamo quindi acquistarli usati nei mercatini, evitando in questo modo sprechi e produzione di inutili doppioni di oggetti che in realtà sono ancora tranquillamente utilizzabili, senza rischi e senza rinunciare alla qualità. E noi di Mercatopoli siamo davvero allergici agli sprechi e allo sfrenato consumismo che ha creato fenomeni come il Great Pacific Garbage Patch.

Alla plastica non possiamo rinunciare del tutto. Ha portato grandi vantaggi nella nostra vita. Grazie alla plastica abbiamo potuto godere di enormi facilitazioni, abbiamo fatto grandi scoperte, viaggiato nello spazio e fatto lavare i piatti alla nostra lavastoviglie, mantenuto fresco il cibo in frigorifero e fatto giocare generazioni di bambini.

Ma va usata con intelligenza, come tutte le cose. Solo in questo modo potremo migliorare la situazione. Solo scegliendo in modo accorto e attento potremo spingere l’industria a proseguire le ricerche verso un materiale plastico interamente riciclabile, poco costoso e non dannoso per la salute. Il futuro è nelle nostre mani.