Affari al buio: quando l'usato diventa un affare
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Affari al buio: quando l'usato è un affare imperdibile
Lunedì 09 Febbraio 2015
Annalisa Aloisi

Da qualche tempo seguo con interesse un programma molto particolare. Forse lo avrete visto passare, è Affari al Buio, in onda su History Channel e da qualche tempo anche su Cielo. Il format è tanto semplice e ripetitivo da diventare una nenia ipnotica, ma ha degli aspetti curiosi e interessanti.

Negli Stati Uniti c’è un giro d’affari piuttosto grosso intorno alla vendita all’asta dei box magazzino. Quando questi box sono abbandonati e il canone non viene pagato per un certo periodo, i box vengono messi all’asta. Chi se li aggiudicherà sarà proprietario di tutto ciò che contengono, dovrà svuotarli entro 24 ore e potrà rivendere gli oggetti.

La maggior parte dei partecipanti è pertanto un professionista dell’usato che cerca il modo più veloce e conveniente per riempire gli scaffali del suo negozio. Los Angeles, Texas e New York sono le 3 location del programma e i protagonisti sono un po’ degli stereotipi dell’americano medio in tutte le sue sfaccettature.

Il traffichino, Thelma e Louise, lo sbruffone, il texano, il nuovo arrivato, il grande esperto Joe P, detto ‘la leggenda’, che fa sempre il colpo grosso. Denaro, aggressività, competizione e adrenalina danno un po’ di colore. Lo so, questo aspetto non è molto costruttivo, ma gli stereotipi ci rassicurano e su questo probabilmente contano anche gli autori del programma.

L’aspetto che però mi ha colpito è la grande cultura dell’usato che se ne deduce. Durante le riprese i box magazzino vengono svuotati e tutto ciò che c’è dentro viene valutato dal nuovo proprietario. Spesso, molto spesso (beh, sempre altrimenti il programma sarebbe un fiasco totale), si scoprono degli oggetti usati, o anche nuovi, davvero unici, antichi, vintage e preziosi. Dal Rolex d’epoca alle biglie da collezione da 5000$, dal cannone segnatempo ad una collezione d’arte che ha fruttato alla leggenda di New York Joe P un profitto di quasi 200.000$.

Alcuni si chiedono se è possibile farlo anche in Italia. La risposta purtroppo è no. Esistono box magazzino affittati ma non possono essere rivenduti perché la legge sul pignoramento in Italia, come molte cose, è sufficientemente tortuosa da rendere il tutto impraticabile. Eppure quante cose rimangono per anni in box, garage e cantine senza che il locatore possa neppure riavere il luogo che ha affittato? Quanti tesori dimenticati, purtroppo.

Poichè gli americani adorano tutto ciò che fa parte della loro storia, tutto ciò che ha già vissuto e che ha qualcosa da dire, così, alla ricerca delle ultime puntate di “Affari al buio”, mi sono imbattuta in altre due trasmissioni simili, ma non troppo.

Una è “Affari di famiglia”, sempre gentilmente offerto da History Channel. Un banco dei pegni gestito dal patriarca, suo figlio e suo nipote che valutano, anche con l’ausilio di esperti e studiosi, tutto ciò che le persone vogliono vendere o impegnare. Cimeli militari, libri antichi e prime edizioni autografate, pezzi di storia del cinema, della musica e dello sport. Tutto ciò che racconta la storia degli Stati Uniti ha un valore sentimentale che si tramuta in soldi contanti. Se è autentico. Ma la trasmissione dopo qualche puntata ha perso smalto ed è diventato un teatrino poco credibile e sono passata ad altro.

L’altra decisamente più interessante e, se non genuina, meno incentrata sul mero profitto, è A caccia di tesori”, due rigattieri a spasso per gli Stati Uniti con il loro furgone alla ricerca, appunto, di tesori nascosti in cantine, garage, depositi, fienili. In questo caso è più l’aspetto umano del loro lavoro che viene messo in evidenza, o almeno non sono beceri stereotipi a farla da padrone.

Mike e Frank, proprietari di un mercatino dell’usato, incontrano collezionisti, appassionati e gente di ogni genere e cercano di acquistare tutto ciò che racconti una storia, o La Storia. Dalle insegne, a cui non sanno resistere, alle vecchie motociclette, dai pezzi di carri o auto ai giocattoli vintage.

Quello che mi stupisce di più? I prezzi. L’usato pare non perdere valore col passare del tempo, ma acquistarne in maniera esponenziale. Un’insegna della Coca Cola può valere centinaia di dollari, un giocattolo d’epoca in ghisa anche 1000$. Come ama dire Mike: ‘Più è arrugginito, più mi piace!’.

Tolti stereotipi, aggressività, testosterone e ossessione per il profitto mi piace il concetto. Non si tratta neppure di puro e semplice riutilizzo e riuso, ma di qualcosa di più. A volte neppure il restauro è contemplato perché un oggetto deve raccontare la sua storia in ogni graffio. Certo sono trasmissioni senza pretese educative, anzi, ma insegnano che dall’abitudine allo spreco in cui ci siamo infilati, e che ritroviamo in questi box pieni di tesori lasciati a loro stessi, si può tornare indietro.