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La stipsi e i suoi “effetti collaterali”
Sabato 20 Dicembre 2014
Andrea Folgore

La stipsi è una patologia comune, anche nella sua forma più fastidiosa costituita da quella cronica e difficile da mandare via. In particolare, è stato stimato come il 14% della popolazione nel mondo soffra di stitichezza a livello cronico, una percentuale che sale al 25% per gli ultrasessantacinquenni e al 40% per le donne incinte, anche se per queste ultime si tratta di una condizione passeggera.

Come prima cosa si può parlare di stitichezza nel momento in cui le evacuazioni settimanali sono pari o inferiori a tre e sono difficili, apparendo incomplete alla persona che risulta affetta da questo disturbo. L'oggetto dell'evacuazione sarà duro e difficile da espellere e si potranno aggiungere disturbi come meteorismo e gonfiore addominale.

Ma quello che tanti non sanno è che la stipsi, soprattutto quella cronica, non è un disturbo a se stante, privo di conseguenze e di “strascichi”. In particolare, alcuni studi, che da anni sono in corso, hanno dimostrato come la stitichezza cronica possa direttamente predisporre il paziente all'insorgere di disturbi molto più importanti, come il cancro e i polipi del colon retto.

Uno studio pubblicato negli Stati Uniti, all'interno dell'Aliment Pharmacon Ther, ha visto la partecipazione di 28.854 pazienti con stitichezza cronica e di 86.562 volontari con evacuazioni regolari, che hanno preso parte alla ricerca. Sul totale dei soggetti esaminati è risultato come il 2,7% dei pazienti con stipsi cronica vedeva una prevalenza di cancro al colon retto rispetto all'1,7% dei soggetti con alveo regolare. I polipi benigni vedevano una presenza nel 24,8% dei casi di soggetti con stipsi rispetto all'11,9% dei soggetti che non presentavano disturbi.

Ecco perché si invitano coloro che si siano accorti di soffrire di stitichezza cronica a migliorare e modificare il proprio stile di vita. In particolare, sarà necessario partire dall'alimentazione, che dovrà vedere la presenza di molte verdure, crude e cotte, la riduzione dei grassi e della carne rossa e un'idratazione sufficiente, che dovrà avvenire soprattutto con la semplice acqua. Inoltre, anche il movimento è un elemento fondamentale: camminare tutti i giorni a passo sostenuto e, almeno tre volte alla settimana, svolgere esercizio fisico più intenso.

Infine, limitare lo stress che è una delle cause più diffuse dei problemi legati all'evacuazione.

Inoltre, almeno nei cambi di stagione sarebbe bene fare una dieta disintossicante che preveda, per una settimana, una prevalenza di verdure, crude e cotte, di acqua e tisane e di sport in modo da mettere a riposo l'intestino e riportare le sue funzioni alla normalità. Pian piano si ricomincerà a mangiare in modo più variato, ma non si dovranno mai abbandonare e dimenticare le buone abitudini, che dovranno entrare a far parte della vita quotidiana per tutto il resto dell'anno. 

Andrea Folgore, diplomato in naturopatia con grande passione per la tecnologia. Convinto che la miglior prevenzione sia la conoscenza, si affida alla rete per diffondere le sue conoscenze acquisite in anni di esperienza.