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Marco Baroni 'The Baron': condannato all'arte
Giovedì 18 Dicembre 2014
Annalisa Aloisi

Marco Baroni, classe 1961, come si definisce lui stesso “dal 1961 condannato alla creatività”. Disegna e dipinge da quando era molto piccolo e impara dal padre, autodidatta, i rudimenti della pittura ad olio. La sua prima tela vede a luce quando aveva solo 12 anni.

Nel 1982 inizia a lavorare a Milano come pubblicitario, ma presto si rende conto che questo mondo, omologato, ripetitivo, fatto di slogan, gli sta stretto. I suoi concetti vanno ben oltre, anche se sarà questa sua professione a segnare in parte anche il suo stile di artista iconografico e d’impatto.

Come dice lui stesso: “Come pubblicitario ho avuto modo di affinare il pensiero creativo e poi ora, a quasi 54 anni, lo uso e coinvolgo anche nelle mie passioni di sempre: il disegno, la pittura, la passione per il recupero di vecchi oggetti”

Ma solo nel 2011, dopo decenni passati a dipingere e creare, si tiene la sua prima mostra personale a Milano, presso il Centro dell’Incisione in Alzaia Naviglio Grande. Superato il timore di autodefinirsi ‘artista’ sceglie anche il suo pseudonimo ‘The Baron’.

Essere artista è una benedizione, ma anche una condanna. Non c’è mai pace, la mente crea in continuazione, immagazzina e rielabora gli eventi e i concetti, a dispetto del tempo, a dispetto della vita, a dispetto dei rapporti umani. Un ‘orso’ per gli amici, che si definisce ‘indigesto’, Marco Baroni è un uomo schivo e distante.

Il 7, 8 e 9 novembre si è tenuta a Cassano d’Adda la sua mostra ‘L’arte Indigesta’, in cui affronta temi insoliti e profonde riflessioni, eventi personali, sociologici, d’attualità, di dolore e sofferenza che si sviluppano in modi sempre diversi ma di sicuro impatto. Dalla rivisitazione degli ex voto in chiave personale alle copie (o Oniricopie) di opere famose ‘riviste e corrette’. Dalla volgarità dei media e della società messa a nudo alla voce restituita agli oggetti di tutti i giorni che ridanno alla realtà quel po’ di verità tangibile e quotidiana che, quella che lui definisce l’era volgare, tenta di sommergere.

 

Ma The Baron utilizza anche materiali cosiddetti di scarto o di recupero per molte delle sue installazioni e opere. La sua arte è in questo senso anche ecologica e ecosostenibile.

“Nel corso degli anni è cresciuta l'attenzione al contenimento di utilizzo di materie prime e un occhio attento è sempre dedicato al processo produttivo che tende ad evitare lo spreco inutile di materiali e la proposta di utilizzo di materiali riciclati rivolta anche ai clienti e alle loro produzioni. Questo per quanto riguarda i materiali utilizzati dagli artisti" ci racconta "Molti artisti di fama internazionale inoltre si rivolgono ai rigattieri e ai mercatini dell’usato, andando a scovare gli oggetti che servono a costruire le loro opere. Io frequento abitualmente alcuni punti Mercatopoli e mi piace cercare e trovare cose che non hanno un grande appeal sulla maggior parte degli acquirenti, sento la necessità di ridare lustro e interesse a oggetti troppo facilmente abbandonati dai loro precedenti proprietari.”

E ci piace questa sua spinta a ridare la voce al quotidiano, troppo spesso sommerso dal continuo brusio che vorrebbe metterlo a tacere, perché è di realtà che abbiamo bisogno. E Marco Baroni The Baron ce la mostra in tutta la sua semplice verità.