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Scie chimiche: il diario di un complottista
Martedì 02 Settembre 2014
Andrea Giongo

DIARIO DI UN COMPLOTTISTA

Mi chiamo Andrea Giongo, ho 32 anni e sono un complottista.

I complottisti, si sa, sono gente strana. Gente da cui è meglio stare alla larga, un male sociale.

La mia professione, infatti, è di scrivere filastrocche e fiabe su commissione, con l’obiettivo di aiutare le persone a esprimere i propri sentimenti.

La mia indole strampalata e visionaria mi ha indirizzato verso percorsi spirituali che mi hanno aiutato a cambiare, a mettermi in discussione, prendendomi – almeno in parte – la responsabilità della mia vita, diventando un poco più attento a non nuocere alle persone intorno a me, al pianeta, alla vita.

La mia natura violenta mi ha portato anche a tenere dei corsi di meditazione, nella speranza di aiutare anche altri a stare un po’ meglio con se stessi, e a inventare laboratori con i bambini e corsi di scrittura per i grandi, per non perdere mai la capacità di portare sulla terra la bellezza della fantasia.

Come tutte le persone pericolose, amo teneramente Gianni Rodari, di cui porto sempre con me una raccolta di storie e filastrocche; mi sento in sintonia con la regola aurea di Gesù Cristo, a cui tento di conformarmi, e due giorni fa sono stato ad Assisi, a pregare e meditare nella splendida Basilica di Santa Chiara.

 

Tutto questo non è la mia biografia, ma il mio profilo: il profilo di un complottista. Uno di quelli che “crede”, ad esempio, nelle scie chimiche. O uno di quelli che “sospetta” che la politica nel mondo, oggi, non sia poi così tanto a favore degli esseri che lo abitano. Questa affermazione, apparentemente assurda e contraria al buon senso “generale”, diventa improvvisamente condivisa da tutti nel momento in cui si prendano in considerazione argomenti specifici e certamente più spiccioli, come le multe, le tasse, le finanziarie, le misure bancocentriche con cui la politica amministra i soldi pubblici, gli stipendi dei parlamentari o l’operato delittuoso di enti come Equitalia.

Circa cinque anni fa, quando sentii parlare per la prima volta di scie chimiche, semplicemente non ci credevo. Frequentavo un corso di yoga e l’insegnante, di tanto in tanto, toccava l’argomento. A me non importava nulla se non i temi del corso, e la lasciavo serenamente ai suoi “discorsi inverosimili”.

Il mio percorso interiore, negli anni, mi ha portato a prendermi sempre più la responsabilità delle mie azioni e della mia vita. Questo avviene in tutti gli ambiti, non solo sul lavoro o in famiglia, ma anche nel sociale. Allora, un poco per volta, mi resi conto che il motivo per cui mi ero sempre astenuto anche solo dal prendere in considerazione determinati temi, non era altro che una sorta di vigliaccheria. Non volevo rischiare di trovarmi di fronte a qualcosa di più grande di me, che non avrebbe fatto altro che alimentare un senso di frustrazione e di impotenza ben difficile da affrontare.

Quando si trova il coraggio quantomeno di confrontarsi con certi temi, l’impatto è molto forte. La prima fonte di informazione, infatti, rimane internet, vale a dire un marasma di informazioni confuse e contraddittorie, la maggior parte delle volte utili solo a fomentare la propria rabbia e a confondersi le idee.

Ma anche in questo modo, iniziare a intuire la portata criminale di certe operazioni, lascia abbastanza sgomenti. Il senso di impotenza di cui parlavo prima si mischia alla paura e, sulle prime, è molto facile che queste emozioni si trasformino in rabbia. Questo semplifica molto le cose a coloro che sostengono che i “complottisti” siano dei pazzi fanatici.

Un’affermazione vera, tuttavia, dovrebbe rimanere tale indipendentemente dalla stima che si può o meno riporre nella persona che la afferma.

Il problema, però, è proprio questo: se tanti dicono tante cose diverse, a chi credere?

La mia risposta è stata la seguente: a nessuno.

Con un cervello che ritengo ben funzionante, ho preso atto dei principi più semplici di termodinamica e meteorologia.

Con una sensibilità discretamente sviluppata, ho smesso di prestare attenzione alle fonti che mi confondevano le idee.

Con la mia vista da 10 decimi per occhio, ho guardato il cielo e iniziato con costanza ad osservare gli aerei.

Chi smentisce “i fanatici” o addirittura i “sostenitori” delle scie chimiche (come se si trattasse del tifo di una partita di calcio), scredita, prende in giro, cita con grande superiorità fonti impossibili da controllare.

Le scie di condensa tuttavia dovrebbero formarsi in determinate condizioni, come altitudini di migliaia di chilometri, mentre questi aerei si distinguono perfettamente a occhio nudo.

Le scie di condensa si formano poiché, a contatto con l’atmosfera molto fredda, il carburante degli aerei crea dei minuscoli cristalli di ghiaccio. Questo ghiaccio, tuttavia, anziché sciogliersi, continuerebbe a ghiacciare sempre di più, formando scie di decine di chilometri che lentamente si espandono fino a divenire foschia.

La quantità spaventosa di scie in cielo dovrebbe essere giustificata da un normale aumento, negli ultimi anni, dei voli di linea. Se credessi a questa affermazione dovrei quindi credere:

Queste affermazioni nascono dall’osservazione diretta e non dal fatto di essere stato convinto da una fazione piuttosto che da un'altra, nella disputa sulle scie chimiche. Disputa, dibattito, teoria, sono voci che si riferiscono a fenomeni non visibili, a cui si dovrebbe credere per fede. Ma non è questo il caso.

Allo stesso modo, il fatto di aver verificato con i miei occhi un’evidenza, non implica che questa evidenza non esista a meno che io non spieghi il motivo per cui avviene.

Vorrei invece sapere da chi guida gli aerei di che tipo di sostanze si tratti ed il motivo per cui vengono rilasciate. Centinaia di ricercatori indipendenti analizzano l’aria e l’acqua con risultati preoccupanti, rilevano sostanze nocive per la salute umana, metalli tossici e polimeri sintetici. Si parla di geoingegneria e di controllo climatico e addirittura di malattie, come il Morgellons, legate al rigetto di queste sostanze da parte dell’organismo. Le operazioni militari, come sappiamo, possono essere coperte dal segreto di Stato e hanno dimostrato in passato l’attenzione per la salute umana facendo scoppiare bombe atomiche sui mari e nei deserti a scopo di semplici esercitazioni.

Siamo nell’area dell’incertezza e della supposizione. Il “complotto mondiale” non è il tema di questo articolo, anche se sarebbe utile riflettere sul fatto che gli aspetti basilari della vita umana, come l’alimentazione, la salute e l’economia oggi corrono verso un baratro, e il fatto che ci sia o meno un’intelligenza a dirigerli, non cambia in alcun modo la sostanza di dove stiamo andando.

Ritengo invece una certezza il fatto che Stati e governi mentano, sostenendo a proposito delle scie degli aerei spiegazioni in palese contraddizione coi dati che posso osservare.

A fronte di tutto questo, sono fiero di essere membro dell’associazione Riprendiamoci il Pianeta, partecipando a manifestazioni come quella del 6 aprile a Milano e del 23 dicembre a Modena, e organizzando iniziative, banchetti e giornate nazionali di mobilitazione.

In quanto visionario e soggetto pericoloso, mi sembra una responsabilità doverosa nei confronti di tutti coloro che non hanno ancora guardato in aria, ma respirano la mia stessa aria e hanno lo stesso diritto alla vita e alla salute che abbiamo io, le persone che amo e, più in generale, gli abitanti di questa terra.

Andrea Giongo




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