Agnello a pasqua si o no?
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Mangerete agnello per Pasqua?... oppure no?
Mercoledì 16 Aprile 2014
Caterina Carraro

Quando in redazione si è pensato di scrivere un post che affrontasse il tema, ho subito pensato ad un reportage fotografico del flash mob svoltosi a Milano il 13 aprile, in Duomo, contro la macellazione degli agnelli e ho chiesto al suo autore, Francesco Castaldo, fotografo, di offrirci il suo punto di vista.

Non esistono modi dolci per raccontare i retroscena di certe consuetudini, eppure lui sembra aver trovato un modo per far affacciare a verità nascoste chi non si accontenta delle versioni edulcorate, ma senza brutalità. Ha scelto di mostrarci con le sue immagini, in bianco e nero, e raccontarci con le sue parole, piene di compassione, i fatti e, soprattutto, i sentimenti di chi ha partecipato a questa azione dimostrativa, con grande rispetto per le sensibilità dei lettori, per offrir loro spunti e non giudizi di merito. Ringrazio Francesco per la sua grande disponibilità e per questo approccio dialogante.

Ci racconti di cosa si è trattato? Che scopo aveva il flash mob del 13 aprile a Milano?

Credo che lo scopo dell'azione fosse mostrare alle persone, che erano di passaggio domenica pomeriggio in Piazza Duomo, chi - non cosa - avrebbero mangiato la domenica di Pasqua, come vuole la tradizione o la gola. Per questo l'associazione Essere Animali è entrata in possesso di 4 cadaveri di agnello morti all'interno di allevamenti intensivi e li ha mostrati ai passanti.

L'azione però non si limitava a cercare di sensibilizzare le persone sulla strage degli agnelli ma cercava di ampliare il concetto a tutto il regno animale: 4 ragazzi in prima fila tenevano appoggiati sulle mani i corpi senza vita dei 4 cuccioli, altri 46 ragazzi dietro di loro tenevano in mano cartelloni con la scritta "Ogni animale vuole essere libero" e una foto di un animale libero oppure in gabbia, in allevamento. Soffermandosi qualche secondo a guardare gli occhi degli animali delle foto stampate sui cartelloni era facile percepire la serenità di quelli liberi e l'oppressione, la tristezza, di quelli in cattività. E non credo fosse solo una mia sensazione, guardate le foto e giudicate voi stessi.

Credits: Francesco Castaldo per Essere Animali.

C'era molta gente? Come ti pare abbiano reagito i passanti? E tu come hai vissuto l'azione, da osservatore?

La domenica pomeriggio in Duomo c'è sempre molta gente di passaggio. I 50 ragazzi disposti in una coreografia particolare e vestiti tutti allo stesso modo, sicuramente attiravano l'attenzione. I più curiosi già si soffermavano a vedere cosa stava succedendo ma è stato quando sono arrivati i corpi degli agnellini che tutti hanno capito cosa stavamo facendo. Più di qualche passante non ha capito subito che i 4 agnelli erano morti, pensavano stessero dormendo.

Effettivamente l'espressione di uno era serena ma altri due, prima di morire, erano feriti ed hanno perso un po' di sangue. Una ragazza si è avvicinata per accarezzarli, per cercare di donare quel po' di calore che in vita non hanno avuto. Ho sentito una madre dire al figlio "Ecco, ora sai quello che hai nel piatto" ed il marito cercare di zittirla con una frase perentoria "Non mettergli intesta queste idee!".

Effettivamente, non risvegliando le coscienze, difficilmente si collega che la bistecca che si ha nel piatto poco tempo prima era una vita, che noi umani abbiamo stabilito dovesse essere sacrificata per diventare il nostro nutrimento.

In tanti si sono fermati ad osservare, alcuni si sono commossi, ma dopo una quindicina di minuti è arrivata la DIGOS ad intimare all'associazione di mettere via i cadaveri perché era arrivata una segnalazione. Onestamente non ho idea se ci sia una legge che impedisca di mostrare il cadavere di un agnello in pubblico... se esiste, trovo profondamente sbagliato che non possa essere mostrato quello che, una volta processato e cotto, si mangia nel piatto. L'associazione, per continuare comunque l'azione, ha ubbidito alla richiesta ed il flash mob è continuato senza i 4 agnelli.

Come mai eri lì?

L'associazione mi aveva chiesto se potevo portare la macchina fotografica e fotografare il flashmob assieme ad altri simpatizzanti. Ho accettato con molto piacere.

Che impatto hanno, dal tuo punto di vista di fotografo, le campagne di comunicazione animaliste tramite immagini? Quali sono le più efficaci a tuo parere?

L'impatto è sempre forte, l'efficacia invece dipende da tanti fattori. Immagini troppo forti potrebbero impedire di raggiungere un pubblico particolarmente sensibile che si rifiuterebbe a priori di guardarle. Una campagna particolarmente riuscita credo sia quella di "Chi mangi oggi?", in cui una vaschetta di cellophane, anziché la solita bistecca, conteneva un bambolotto smembrato. Niente sangue, solo pezzi di un bambolotto con sembianze umane. Ma ha disturbato così tanto che è stata addirittura censurata.

Un'altra campagna che mi piace molto è quella dell'OIPA "M'ama, mi mangia" affissa in questi giorni nelle stazioni delle metropolitane di Milano e Roma. Da un lato c'è un gatto con la scritta "M'ama", dall'altro un capretto con la scritta "Mi mangia" ed al centro lo slogan "Tutti gli animali soffrono, vivono, amano".

Anche in questo caso niente sangue, mi piace il messaggio comunicato... è quello che mi ha fatto abbracciare la filosofia vegan, anche se purtroppo per me è stata necessaria un'immagine più forte. Credo sia presto per misurarne l'efficacia ma spero che più di qualcuno, guardando quei cartelloni, inizi a riflettere sul suo stile di vita.

Cosa volevi esprimere con le tue foto del reportage?

Spero di essere riuscito a trasmettere la drammaticità che c'è dietro un'abitudine consolidata come quella di mangiare carne d'agnello. E' facile comprarlo al supermercato nella vaschetta asettica, senza sangue e soprattutto senza volto. Per chi non è insensibile e privo di compassione (e non lo dico in senso dispregiativo ma prendetelo semplicemente come constatazione: siamo tutti diversi e ci sono tante persone prive di empatia verso altre specie e, all'interno della nostra specie, verso altre razze, altre culture, l'altro sesso), forse potrebbe diventare un po' più complicato portare avanti questa abitudine capendo da dove arriva il contenuto di quella vaschetta. Con il bianco e nero credo di aver diminuito la crudeltà data dal rosso del sangue sul viso degli agnelli, rendendo le foto adatte alla visione di un pubblico un po' più vasto. Una foto che credo riassuma l'evento può essere questa.

Credits: Francesco Castaldo per Essere Animali.

Il fuoco non è sull'agnello ma sulle persone che ci sono dietro. La ragazza sulla destra è visibilmente scossa, la ragazza sulla sinistra guarda in camera, dopo le lacrime, con uno sguardo forte, arrabbiato, che sembra voler dire "non deve succedere mai più".

Mi permetto in fine di tentare di rispondere anticipatamente ad una delle critiche più frequenti che mi vengono rivolte quando parlo di questi argomenti: ti interessi tanto agli animali quando in Africa ci sono bambini che muoiono di fame.

Anziché usare argomentazioni empiriche suggerendo di leggere, nella ricerca Priority Products & Materials effettuata e pubblicata dalle Nazioni Unite, l'impatto ambientale ed economico degli allevamenti intensivi rispetto alle coltivazioni di frutta e verdura, voglio suggerire una riflessione, totalmente emotiva. Facciamo finta che abbiate due figli: sareste in grado di amarne esclusivamente uno ignorando l'altro, o sareste in grado di amarli entrambi?

Per le foto si ringraziano l'associazione Oipa e Francesco Castaldo

Mi chiamo Caterina Carraro. Sono una persona curiosa, ogni incontro, ogni esperienza mi regala stimoli per progredire nel mio viaggio, cullo uno spirito da rondine, vorrei sempre essere - e un po' lo sono - in movimento. Sono mamma dal 2007, sposa e compagna da molto prima, e ho tanti interessi diversi. Ho vari passati lavorativi e idee in divenire su cosa farò "da grande". Ho un blog il mondo di ci in cui racconto il mio mondo e condivido ricette sane e golose, riflessioni, letture.