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Bacche di Goji, un elisir di lunga vita
Giovedì 10 Aprile 2014
Annalisa Aloisi

Sapete cos’è un superfood? Sono cibi, al 100% di origine vegetale, ad alta densità nutrizionale. Sono ricchi di vitamine, minerali, aminoacidi essenziali e molti non essenziali (proteine), acidi grassi sani e sostanze fitochimiche utili. Di alcuni ne avrete sicuramente sentito parlare, ma non dobbiamo neppure andare troppo lontani per trovarne anche nei nostri supermercati, nei boschi, negli orti. Mirtillo, lampone, melograno, the verde, caffè verde, ginkgo biloba, alchechengi e le bacche più famose negli ultimi anni, le bacche di Goji.

Proprio delle bacche di Goji vorrei parlarvi. È un frutto conosciuto da millenni e molto importanti nella medicina cinese che le utilizza per una grande varietà di disturbi.

C’è una leggenda intorno a queste bacche. Pare che tra l’VIII e il IX secolo accanto ad un tempio buddhista tibetano sorgesse un pozzo d’acqua che tutti i monaci utilizzavano per l’approvvigionamento del tempio. I pellegrini in visita facevano una sosta per dissetarsi al pozzo e coloro che abitualmente ne bevevano l’acqua godevano di grande salute. Gli anziani vivevano a lungo e mantenevano i loro denti intatti e sani e non avevano neanche un capello bianco. Ai bordi del pozzo infatti crescevano arbusti di Goji e le bacche cadendo nell’acqua la rendevano un elisir di lunga vita. Il poeta cinese Liu Yuxi, secondo diverse fonti internet, ne scrisse una poesia che pare reciti così:

Un pozzo d’acqua fresca si trova dietro il tempio dei monaci, una sorgente cristallina alimenta il pozzo e l’acqua possiede grandi poteri, foglie verde smeraldo crescono lungo il bordo, le bacche color rosso intenso brillano come rame, i rami vigorosi come un bastone da passeggio, la vecchia radice dalla forma di cane auspica buona fortuna, il Goji nutre il corpo e lo spirito, bevi dal pozzo e godi di una lunga vita.”

Le bacche di Goji sono frutti di una pianta spontanea che cresce nelle splendide e suggestive valli del Tibet e della Mongolia, zone incontaminate i cui terreni non sono ancora stati consumati dall’agricoltura intensiva e sono quindi molto ricchi di minerali.

Sono delle bacche rosse allungate simili al frutto della rosa canina. Io sono una convinta sostenitrice del cibo di stagione e il più possibile a km zero, ma per le bacche di Goji sono convinta si possa fare un’eccezione. Una delle principali caratteristiche di queste super-bacche è la grande ricchezza in antiossidanti, quindi con proprietà anti invecchiamento. Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi che danneggiano le strutture cellulari, ne accelerano l’invecchiamento deprimendo il sistema immunitario e favorendo l’insorgenza di numerose malattie e forme tumorali.

Le bacche di Goji sono anche chiamate “frutto della longevità” e diversi studi ne hanno dimostrato il loro ruolo nel rafforzamento del sistema immunitario. Contengono molto ferro (8/9 mg per 100g, circa come le lenticchie), 21 tracce di minerali, 18 aminoacidi, 400 volte più vitamina C rispetto alle arance a parità di peso, vitamina E, vitamine del gruppo B, oligoelementi.

Insomma, con tutti i cibi impoveriti che ingurgitiamo ogni giorno, volenti o nolenti, pare non si possa farne a meno. Quindi dove trovarle e come consumarle? Ormai si trovano in tutti i supermercati o nei negozi di prodotti biologici. Si possono trovare i frutti essiccati, come ingrediente di composte o barrette o come estratto naturale in capsule. Io devo dire che preferisco i frutti essiccati.

Il consiglio è quello di mangiarne una manciata ogni tanto, 10-15 g, da sole, come spuntino o durante la colazione. Sono simili all’uvetta anche se leggermente più coriacei. Purtroppo sono anche decisamente più cari.

Si parte dai 3 euro circa per un sacchetto da 200g alle confezioni con certificazione bio che possono sfiorare i 10-11 euro l’etto. Se invece volete assaggiare i frutti freschi e avete il pollice verde potete provare a coltivare questo arbusto. Pare (io ancora temo l’impresa visto che sono riuscita a far morire anche un’edera) che sia una pianta molto resistente, che possa essere tranquillamente coltivata in vaso e non tema il rigido inverno, abituata al gelo tibetano.

Allora che dite? Vale la pena di provare?




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