Natale: pandoro, panettone, pandolce... viaggio gastronomico nella tradizione italiana
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Pane! Pandoro, panforte, panettone, pandolce, panpepato...
Martedì 24 Dicembre 2013
Francesca Tantalo

Durante il mese di dicembre la Dea, pura e bellissima fanciulla gravida, in una fredda notte partorisce il dio Sole che porterà luce e calore sulla Terra e nelle nostre vite e da questo momento la terra si trasformerà progressivamente preparandosi a divenire terreno fertile per accogliere i semi e donare nuovamente la vita.

Vi suona familiare questa antica leggenda? Ripresa dal cristianesimo, la festa natalizia segna la nascita del Sole, una fonte di gioia e speranza per tutti noi. Ed è per questo che durante il giorno di festa, sia esso il 23 dicembre che il 25, si pranza “di grasso” e si prepara un pane molto particolare.

Il pane è da sempre simbolo di vita, la lievitazione simboleggia la gravidanza e la religione cristiana ha aggiunto il significato di ringraziamento, vita e salvezza. Ogni regione d’Italia ha il “suo” pane speciale da cucinare con amore e ringraziamento proprio per il periodo di Natale.

Il panettone milanese, il panforte senese, il pandoro veronese sono i più conosciuti, ma c’è anche il pandolce genovese, il panpepato ferrarese, il panrozzo abruzzese... Può essere un semplice pane lievitato oppure addolcito con miele, frutta secca, frutta candita, uvetta, cioccolato, confettini, tutti simboli di fertilità e abbondanza.

A questi dolci tradizionali si aggiungono il tronchetto di Natale (trasposizione commestibile del ceppo di quercia rituale), la gubana friulana, la pinza veneta, la putizza goriziana, il certosino bolognese, lo zelten trentino, la spongata di Reggio Emilia, la pinoccata umbra, le cartellate pugliesi, i crostoli calabresi, gli struffoli napoletani, il buccellato siciliano. Ed è bellissimo poter fare un viaggio gastronomico nelle tradizioni del nostro paese, perché si riscoprirebbero antichi sapori e si nuoterebbe nella frutta secca o candita, fra pistacchi e mandorle, fra cioccolato e “diavulilli” con grande gratificazione del palato e della gola.

Allo stesso tempo vanno di moda dolci lievitati ripieni di creme al cioccolato o alla panna o aromatizzate al liquore e ricoperti di zucchero a velo o confettini di cioccolato che non hanno un’origine particolare né appartengono ad alcuna tradizione.

Voi quale preferite? A me piace il panettone. Quello classico, con le uvette e i canditi. Lo ammetto, vado matta per i canditi al punto di cercarli all’interno della fetta, estirparli e mangiarli per primi, lasciandomi la soffice pasta lievitata per ultima. A volte cercando anche di estirpare quelli della fetta del mio vicino a tavola, creando non poco scompiglio e rimproveri. Ma tant’è: alla gola non si comanda!

Il panettone, oltre ad essere il dolce natalizio più diffuso dello stivale, è anche quello più ricco di leggende sulla sua nascita. La più famosa si svolge a Milano, luogo di nascita del panettone, nel quattrocento, all’epoca degli Sforza. Durante un pranzo di gala, a Natale, tenuto da Granduca, il capocuoco bruciò per errore il dessert. Disperato, si vedeva già bandito dalla sua città, quando gli venne in aiuto il giovane cuoco Toni, che lo salvò portando in tavola una sua creazione: da allora il “pan de toni”, poi contratto in “panettone”, è il dolce della tradizione natalizia.




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